“Non esiste buono o cattivo tempo, ma buono o cattivo equipaggiamento”. (Baden-Powell)
E’ sempre stata una delle mie frasi preferite, una verità da tenere sempre a mente. Esiste un falso mito duro a morire: l’idea che, in fondo, la natura sia “democratica” e che per camminare tra i sentieri basti un abbigliamento comodo, magari recuperato dal fondo dell’armadio o usato normalmente per stare in casa.
Niente di più falso.
In un ambiente outdoor, dove le condizioni meteorologiche possono cambiare repentinamente e lo sforzo fisico è prolungato, l’abbigliamento non è una scelta estetica, ma il primo presidio di sicurezza. Considerare il meteo come un “nemico” è il primo errore di chi cammina in natura. La pioggia, la neve, il vento e il sole cocente sono semplicemente manifestazioni della vita del nostro pianeta. Il segreto per godersi appieno un’escursione non risiede nel pretendere che il cielo sia sempre sereno, ma nel possedere la consapevolezza e gli strumenti adatti a fronteggiare qualsiasi scenario.
L’abbigliamento da escursione non è una semplice scelta estetica, bensì una vera e propria “armatura funzionale”, una barriera protettiva e traspirante che si interpone tra il nostro corpo e gli elementi. Vestirsi correttamente significa garantire a noi stessi sicurezza, comfort e, in ultima analisi, la riuscita della propria avventura. Tornando alla lezione di Baden-Powell, avere un “buon equipaggiamento” non significa necessariamente acquistare i capi più costosi sul mercato, bensì saper scegliere l’abbigliamento adatto all’attività specifica e alle condizioni previste.
Insomma, l’ abbigliamento è spesso il fattore determinante tra un’esperienza memorabile ed un vero e proprio incubo.
E allora, questa volta non parliamo di come vestirsi, ma di come NON vestirsi per un’escursione: ecco gli orribili 5 capi di abbigliamento veri e propri nemici delle nostre escursioni.
ORRIBILE NRO 1: IL COTONE
Se si dovesse stilare una classifica dei materiali più pericolosi in montagna, il cotone conquisterebbe il primo posto assoluto. Che si tratti di una classica maglietta a maniche corte, di una felpa spessa o di un paio di calze, il cotone condivide una caratteristica fisica deleteria per l’escursionista: è altamente idrofilo.
Perché è inadatto:
- Trattenuta dell’umidità: Il cotone assorbe il sudore come una spugna, arrivando a trattenere fino a 25 volte il suo peso in acqua.
- Mancanza di isolamento da bagnato: Una volta bagnato, il cotone perde completamente la sua capacità di trattenere il calore corporeo. L’aria intrappolata tra le fibre viene sostituita dall’acqua, che conduce il freddo molto più rapidamente.
- Effetto “Frigorifero” (Ipotermia): Quando ci si ferma per una pausa o se inizia a soffiare il vento, il sudore intrappolato nella maglietta di cotone evapora rapidamente a contatto con l’aria fredda, abbassando drasticamente la nostra temperatura corporea. Questo fenomeno è una delle cause primarie di ipotermia, anche in estate.
- Sfregamenti e vesciche: Le calze o le mutande di cotone, una volta bagnate di sudore, creano un attrito costante sulla pelle, provocando dolorose irritazioni, arrossamenti e vesciche sui piedi.
ORRIBILE NRO 2: JEANS (o pantaloni rigidi)
I pantaloni di tela di jeans (denim) sono nati storicamente come abiti da lavoro resistenti, ma sono quanto di meno funzionale esista per l’escursionismo moderno.
Perché è inadatto:
- Rigidità e limitazione dei movimenti: Il jeans non è elastico. Durante un’escursione se bisogna superare un gradino di roccia o un passaggio ripido, il tessuto rigido ostacola la naturale mobilità delle ginocchia e delle anche, aumentando l’affaticamento muscolare e il rischio di inciampare.
- Tempi di asciugatura biblici: Se un paio di jeans si bagna a causa di un acquazzone o dell’attraversamento di un ruscello, rimarrà bagnato, pesante e freddo per ore.
- Peso eccessivo: Il denim bagnato raddoppia il suo peso, gravando sulle gambe dell’escursionista e rendendo ogni passo inutilmente faticoso.

ORRIBILE NRO 3: SNEAKER, SANDALI (e scarpe nuove in generale)
Il piede è il motore dell’escursionista. Sbagliare la calzatura significa compromettere l’intera camminata e rischiare infortuni seri.
Perché sono inadatte:
- Le Sneaker da città: Le classiche scarpe da ginnastica a suola liscia sono progettate per l’asfalto. Sui sentieri sterrati, fango, erba bagnata o roccia friabile non offrono alcuna aderenza (grip), trasformando la camminata in una scivolata continua. Inoltre, la tomaia morbida non protegge il piede dagli urti contro le rocce e la suola sottile fa avvertire ogni minima irregolarità del terreno, infiammando la pianta del piede.
- Scarpe da ginnastica con suola alta o “Platform”: Spostano il baricentro del corpo verso l’alto e non offrono stabilità laterale, rendendo la distorsione della caviglia (la comune “storta”) quasi una certezza.
- Sandali aperti e infradito: Lasciano il piede totalmente esposto a urti, morsi di insetti o rettili, graffi da rovi e penetrazione di sassolini appuntiti.
- Scarpe da trekking nuove di zecca: Anche la migliore scarpa da montagna, se usata per la prima volta direttamente in un’escursione lunga, si rivelerà inadatta. Il materiale rigido deve adattarsi alla forma del piede; usarle senza un periodo di “rodaggio” garantisce la formazione di vesciche dopo pochi chilometri.
A questo proposito, per capire perché la calzatura è importante, anzi fondamentale, leggi l’articolo A proposito di .. calzature da trekking
ORRIBILE NRO 4: LA SACCA
Quando si cammina in natura, il comfort e la sicurezza partono da cosa abbiamo sulle spalle. Scegliere uno zaino da trekking invece di una sacca- forse comoda in spiaggia ma inutile sui sentieri di montagna- con i cordini non è una questione di moda, ma di salute e funzionalità:
- Distribuzione del peso: Lo zaino è progettato per scaricare il peso sui fianchi e sul bacino grazie al fascione ventrale, lasciando la schiena libera da sforzi eccessivi. La sacca da ginnastica, invece, fa gravare tutto il peso unicamente sulle spalle.
- Salute di spalle e collo: I cordini sottili delle sacche si comportano come “lacci emostatici”: con il passare delle ore tagliano le spalle, bloccano la circolazione e causano forti dolori a collo e trapezio. Lo zaino ha spallacci larghi e imbottiti pensati appositamente per evitare questo problema.
- Stabilità e sicurezza: Lo zaino rimane aderente al corpo e non oscilla. La sacca con i cordini si muove a ogni passo, sbilanciandoti nei passaggi più tecnici o scivolosi e aumentando il rischio di cadute.
- Protezione e capienza: Lo zaino protegge il contenuto (acqua, cibo, guscio, kit di primo soccorso) ed è spesso impermeabile o dotato di coprizaino. La sacca offre zero protezione contro la pioggia o gli urti e non permette di organizzare il materiale in modo accessibile.

ORRIBILE NRO 5: IL K-WAY (o comunque le giacche non traspiranti)
Spesso si commette l’errore di pensare che una giacca valga l’altra purché ripari dalla pioggia. Indossare un impermeabile di plastica non traspirante (come i classici k-way economici da città o i poncho di plastica leggera) è un errore strategico notevole.
Perché è inadatto:
Questi tessuti bloccano l’acqua in entrata, ma bloccano anche l’umidità in uscita. Durante il cammino il corpo produce calore e sudore; non potendo evaporare, il sudore si condensa sulla parete interna della giacca, bagnando completamente l’escursionista dall’interno. Il risultato? Ci si ritroverà bagnati fradici come se non si fosse indossata alcuna protezione, con il rischio aggiunto di un rapido raffreddamento non appena l’intensità dello sforzo diminuisce.
E per finire, un piccolo consiglio da Guida. Cerca di evitare gli orribili 5 descritti sopra, ma fai altrettanta attenzione all’ intimo che indossi e gli accessori che ti porti addosso.
Per quanto riguarda l’intimo, io consiglio di evitare:
- Reggiseni con ferretto o push-up: Sotto il peso degli spallacci dello zaino, i ferretti metallici e le cuciture spesse creano punti di pressione dolorosi, capaci di escoriare la pelle dopo poche ore di cammino.
- Slip in pizzo o con ricami: Creano frizione costante contro la pelle umida a causa del movimento ripetitivo della camminata, portando a dolorose dermatiti da sfregamento.
- Boxer larghi da uomo in cotone: Tendono ad arrotolarsi lungo la coscia, creando spessori di tessuto che causano irritazioni nell’interno coscia.
E, ultimissimo consiglio da Guida, ricordati sempre che sei su un sentiero e non in città a passeggiare, quindi evita tutti quei fronzoli che, oltre ad essere inutili, possono anche essere pericolosi:
- Gioielli, catenine e orecchini pendenti: Possono impigliarsi nella vegetazione o negli spallacci dello zaino durante i movimenti, causando strappi dolorosi. Gli anelli, in caso di caduta o gonfiore delle mani dovuto all’altitudine e allo sforzo, rischiano di bloccare la circolazione.
- Sciarpe di lana lunghe: Sono ingombranti e pericolose. Possono impigliarsi facilmente nei rami o finire sotto i piedi durante le discese ripide. Sono preferibili i tubolari in microfibra (scaldacollo).
- Borse a tracolla o marsupi da città: Non distribuiscono il peso in modo simmetrico. Costringono la colonna vertebrale a una torsione innaturale e tendono a dondolare, sbilanciando l’escursionista nei tratti tecnici.

Per concludere….
Lasciare i jeans, le sneaker lucide e le t-shirt di cotone nell’armadio della città non è un vezzo da puristi della montagna, ma il primo, fondamentale passo per garantirsi un’escursione sicura, confortevole e appagante.
#PiediStanchieCuoreFelice
Testo Fabrizio Borgognoni
© Copyright Luglio 2026 – Fabrizio Borgognoni
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