Arriva la neve, tanta o poca, e subito scatta un’ irrefrenabile voglia di paesaggi invernali, silenzio nei boschi, camminare calpestando la neve…tutto bello e molto suggestivo, ma bisogna anche prestare attenzione a con che cosa si calpesta la neve.
Parlare, ma soprattutto usare, ciaspole, ramponcini o ramponi non è la stessa cosa: hanno usi diversi, si usano in contesti diversi e no, non è uguale usare l’uno o l’altro per camminare sulla neve: se ci sono tre attrezzature differenti è perché ci sono tre usi differenti.
Ciaspole, ramponcini o ramponi: su questo argomento è intervenuto spesso anche il Soccorso Alpino, dopo interventi a persone non attrezzate adeguatamente. Prima di acquistare qualsiasi materiale da utilizzare in montagna è importanza sapere la differenza al fine di poter fare un acquisto ponderato.
Un consiglio da Guida: prima di partire per una giornata in montagna, è sempre consigliato verificare il bollettino meteo (con indicate le allerte) e il bollettino valanghe (il sito di riferimento è MeteoMont Arma dei Carabinieri). Ogni Guida che si rispetti, prima di qualunque uscita in ambiente innevato (e non solo), verifica che ci siano le condizioni di sicurezza. Se non ci sono, l’uscita viene annullata: dispiace, è vero, e molte volte gli iscritti protestano, ma la sicurezza deve essere messa sempre al primo posto.
Ma allora: per la nostra domenica (magari al Corno alle Scale) cosa dobbiamo usare?

LE CIASPOLE: CAMMINARE SULLA NEVE
Le ciaspole (o racchette da neve) hanno avuto negli ultimi anni una larga diffusione, affermando un nuovo modo di vivere la montagna invernale che affonda però le proprie radici in un lontano passato.
Le racchette da neve hanno un ‘origine che si perde nella notte dei tempi.Erano strumento indispensabile per le popolazioni che vivevano in luoghi con abbondanti precipitazioni nevose, soprattutto nel Nord America, nelle zone fredde dell’Asia e nel Nord Europa. Per queste popolazioni, trovare un modo di muoversi, anche in condizioni impervie, era una necessità assolutamente imprescindibile. Sarebbe stato altrimenti impossibile svolgere qualsiasi attività, anche quelle essenziali per la sopravvivenza, come la caccia, o effettuare importanti spostamenti. Si utilizzavano così strumenti in legno, pelle e corda o rudimentali assi di legno, tipo sci da fondo.
(Photo Credit Collezione digitale della Library of Congress)
Nata per potersi muovere senza sprofondare nella coltre nevosa, la racchetta da neve, pur nelle diverse forme, è stata per millenni costituita da un telaio in legno modellato in forma ovale e unito da un intreccio di corde vegetali o animali, che ne permetteva il galleggiamento e la possibilità di fissarle alle calzature. La somiglianza con le antiche racchette usate nel gioco del volano, l’antenato del tennis, ha fatto sì che proprio da questa similitudine nascesse il nome “racchetta da neve”.
A partire dagli anni ’90 del secolo scorso le ciaspole diventano sempre più un attrezzo ludico, da prodotto artigianale si passa a produzioni su larga scala con l’impiego di nuovi materiali quali l’alluminio e la plastica. Oggi le ciaspole si usano principalmente per camminare su neve fresca, soffice o profonda (almeno 25 cm) per evitare di affondare e rendere il movimento più agevole, aumentando la superficie di appoggio.

E se non ho mai ciaspolato? Sfatiamo subito un mito: per ciaspolare non serve saper sciare né avere chissà quale esperienza in ambiente innevato. Non servono neanche nozioni o tecniche particolari: per ciaspolare serve solo avere una minima abitudine a camminare, aver voglia di mettersi in gioco (e magari faticare un po’: la ciaspolata richiede uno sforzo supplementare del circa 40% rispetto ad una normale passeggiata sulla neve) e abituarsi ad una falcata diversa, più corta. In cambio si riesce ad apprezzare una dimensione diversa della montagna d’inverno, paesaggi che sanno di fiaba e la caldissima polenta del rifugio!

E se non c’è neve sufficiente per calzare le ciaspole, o peggio, la neve è gelata?
I RAMPONCINI: SICUREZZA SU NEVE BATTUTA E GHIACCIO
I ramponcini ( o catenelle) sono attrezzi antiscivolo composti da una struttura in gomma con piccole punte metalliche che si indossano sopra le calzature da trekking per migliorare aderenza e stabilità su neve battuta, ghiaccio sottile e terreni scivolosi. Le punte sono più o meno lunghe e di numero variabile e sono quelle che aiutano a far presa sul terreno o sulla neve.

La struttura in gomma assomiglia molto ad una calza che va indossata sopra la calzatura e grazie a cinghie in silicone mantiene il ramponcino attaccato al piede.
Il ramponcino si utilizza su sentieri di fondovalle, neve battuta, ghiaccio sottile e su percorsi con pendenze minime (in genere non superiori a 20-25 gradi).
Consiglio da Guida: Ramponcini e ramponi NON sono la stessa cosa, anche se il principio costruttivo è lo stesso: punte che cercano di fare presa nel ghiaccio per evitarci fastidiose scivolate. Ma i ramponcini vanno usati su pendenze molto contenute.
Nel caso si affrontino percorsi troppo inclinati infatti, le punte non avrebbero la giusta forza ed aderenza ed il sistema di bloccaggio sulla scarpa, molto spesso costituito da cinghie in silicone, rischierebbe di fare una torsione sulla stessa scarpa pregiudicando pericolosamente la stabilità.
Ultimi, ma non per importanza, ecco i RAMPONI.
I RAMPONI: PER ALPINISMO E TERRENI TECNICI
Specifico subito che i ramponi sono ATTREZZATURA ALPINISTICA, quindi una Guida Ambientale Escursionistica non può accompagnare persone usando i ramponi: questa attrezzatura viene utilizzata dalle Guide Alpine per la progressione su ghiaccio o neve ghiacciata. Quindi, per provare, una “ramponata” affidati sempre alle Guide Alpine, che hanno la giusta competenza e formazione specifica per farti passare una bella giornata in compagnia di ramponi&piccozza.
Da un punto di vista storico, i ramponi costituiscono la naturale evoluzione degli scarponi chiodati : nascono nel 1909, nella versione a 10 punte, da un’idea dell’alpinista (e ingegnere) inglese Oskar Eckenstein. Egli si recò con il suo progetto dal miglior fabbro di Courmayeur, Henry Grivel, e se li fece produrre. Vista la grande efficacia dimostrata dall’attrezzo, ci vollero pochi anni perché si diffondessero rapidamente.

I ramponi sono attrezzi che si fissano sulle nostre calzature per migliorare l’aderenza con il suolo quando è completamente o parzialmente ghiacciato, oppure in caso di neve dura. Esistono da tantissimi anni e nel corso della storia sono stati perfezionati costantemente grazie alla ricerca tecnologica in continuo progresso.
Infatti, la gomma degli scarponi (anche dei migliori), non è sufficientemente dura per penetrare all’interno dello strato di ghiaccio e questo rende una semplice camminata molto pericolosa. Proprio come le catene da neve della nostra auto, si aggiungono parti di metallo che vanno ad imprimere una forte pressione in piccole superfici riuscendo così ad agganciarsi allo strato di terreno congelato e restituendoci una tenuta molto più sicura.
I ramponi vengono realizzati solitamente in acciaio o alluminio con peso che può raggiungere fino a poco più di 1 kg la coppia. Strutturalmente sono delle piastre di metallo con delle lame rivolte verso il basso ed un sistema di fissaggio che varia a seconda dello scarpone utilizzato.
Esistono diverse tipologie di ramponi, con caratteristiche differenti a seconda della destinazione d’uso specifica. In particolare i ramponi a 10 punte sono pensati per progressioni sulla neve compatta, invece quelli a 12 (o più) punte sono progettati per alpinismo su ghiacciaio o su pareti ghiacciate ma anche miste (ghiaccio e roccia).
Consiglio da Guida: Ricorda sempre che i ramponi non sono intercambiabili con le ciaspole (per neve fresca) o i ramponcini (per percorsi semplici e battuti). Necessitano di formazione e competenza specifica. Ma soprattutto ricorda che sInizio modulocegliere tra ciaspole, ramponcini e ramponi dipende dal tipo di escursione, dalle condizioni della neve e dal tuo livello di esperienza. Usare l’attrezzatura corretta non solo migliora le prestazioni, ma aumenta notevolmente la sicurezza.
RIASSUMENDO…

Testo ed immagini Fabrizio Borgognoni
Gennaio 2026
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